Inizia il Korea Film Festival di Firenze

Per gli appassionati del cinema coreano c’è un Festival imperdibile che da diciotto anni porta nel nostro paese film introvabili, incontri e novità direttamente dalla Corea del sud. Stiamo parlando del Korea Film Festival di Firenze che quest’anno si svolge dal 23 al 30 settembre.

Abbiamo incontrato il Direttore, Riccardo Gelli, che ci racconta di quest’edizione inevitabilmente un po’ particolare.

Il Festival quest’anno diventa maggiorenne, può raccontarci com’è iniziata questa avventura?

Direttore: L’avventura del Korea Film Festival è iniziata esattamente 18 anni fa, quando mi capitò di vedere un film in televisione su Rai 3 che era “Bodhi-Dharma Left for the East” di Bae Yong-kyun, e iniziai a interessarmi e appassionarmi di cinema coreano. Non capivo perché si parlasse solo di cinema cinese e giapponese e non di quello coreano. Nacque in me il desiderio di organizzare qualcosa per promuoverlo a Firenze.

Riccardo Gelli - Korean Film Festival
Foto di Fani Kurti

Inizia lavorando con l’ambasciata coreana a Roma, per promuovere i campionati di calcio mondiali, che furono organizzati in Corea e Giappone nel 2002. Nel 2003 a Firenze organizzai, insieme alla mia compagna Chang Eun-young la settimana della cultura coreana con vari appuntamenti culturali tra cui una rassegna sul cinema coreano, che ebbe molto successo. Mi convinsi a replicare l’esperienza. Era l’inizio del Florence Korea Film Festival.


Il 2019 ha visto il trionfo di “Parasite” agli Oscar. A suo avviso è cambiata l’estetica del cinema coreano o è si è modificato il gusto del pubblico? 

Direttore: Naturalmente il cinema coreano cambia di anno in anno. “Parasite” è riuscito a combinare il cinema commerciale con più autoriale, ecco perché, secondo la mia opinione, ha avuto questo enorme successo.  Bong Joon-ho, il regista, che fu ospite del Korean Film Festival nel 2011, è l’unico che sa confrontarsi sia con lo stile internazionale che con quello coreano.

Quali sono, secondo Lei, i film “imperdibili” di questa edizione del Festival?

Direttore: Partendo dal presupposto che avendoli selezionati mi piacciono tutti, una mia personale selezione potrebbe includere: “Black Money”; “Idol” e il film di chiusura “Bring me home”.

Intimate strangers movie

Invece sul versante comico consiglierei senz’altro “Intimate Strangers” il remake de “I perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese e “Man of man”, commedia dolceamara del regista Yong-Soo sull’amicizia fra un gangster che vuole redimersi e un avvocato disabile.

 
I registi coreani sono da sempre molto prolifici anche se questo 2020 sarà sicuramente meno ricco di opere.  Come ha reagito il cinema coreano di fronte al pesante clima dato dalla pandemia? 

Direttore: Naturalmente, a causa dell’emergenza sanitaria mondiale, le produzioni sono diminuite e anche il pubblico è andato meno al cinema.

Fortunatamente sono aumentate le visioni online e infatti anche noi, quest’anno e per la prima volta abbiamo sperimentato questa opzione oltre alla visione in sala. Tutti i film di questa edizione sono disponibili on line sulla piattaforma Più Compagnia e la collaborazione con MyMovies.

Su quali tematiche e quali autori avete puntato in questa edizione del Korea Film Festival?

Direttore: Quest’anno abbiamo voluto puntare i riflettori sull’attore Cho Jin-woong, ospite d’onore di questa edizione  che sarà virtualmente presente grazie a una lunga intervista che ha concesso al Festival in cui racconta la sua incredibile carriera e della grande passione per il mestiere dell’attore. 

Uomini buoni, cattivi, spietati, perseguitati, coraggiosi, ma anche irresistibilmente divertenti: tanti sono i personaggi interpretati da Cho Jin-Woong nella sua formidabile carriera che vanta più di 50 film. L’omaggio presenta cinque titoli, tra cui il film di apertura, la prima italiana di “Black money”, del regista Chung Ji-young, un thriller politico e impegnato, ambientato nel mondo corrotto dell’alta finanza, che vede protagonista Cho Jin-woong nei panni di un ruvido ma onesto procuratore.

Cho Jin Woong - Korean Film Festival
L’attore Cho Jin-woong

Tra gli altri “Intimate Strangers” di Lee Jae-Kyoo (27/01), il remake di Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese (campione d’incassi in Italia). Qui l’attore interpreta il ruolo che nel film di Genovese è di Marco Giallini, il padrone di casa che invita a cena agli amici di una vita che parteciperanno a un gioco “di verità”: quello di mostrare ai commensali i messaggi e le chiamate in arrivo dei propri cellulari.

L’omaggio si completa con il thriller “A hard day” (29/09), il dramma carcerario tratto da una storia vera “Man of will” (25/09) passando per l’action poliziesco sul mondo della droga “Believer” (29/09) fino alla più recente commedia “Man of man” (27/09) in cui le strade di un avvocato in fin di vita e un gangster che vuole redimersi si incontrano (2019).


Quali sono le novità e le differenze rispetto alle precedenti edizioni?

Direttore: Oltre alle consuete sezioni quali Orizzonti coreani (successi in patria) e Independent Korea (una panoramica dei lavori più interessanti di autori emergenti) tra le novità di questa edizione ci sono le sezioni K-History, dedicata alla storia del Paese, un focus storico che ripercorre le fasi più importanti della storia coreana che ha portato la Corea del Sud a diventare uno dei paesi chiave della politica e dell’economia mondiale del nuovo millennio. 

In cartellone i titoli: “The Battle: Roar to Victory”; “The Battleship Islande “Mal-Mo-E: The Secret Mission” e “1987 When the day comes” (26/09). 

A little Princess film
A Little Princess

Inoltre, K-Documentary una nuovissima sezione che esplora la società coreana dal punto di vista del cambiamento climatico nel documentario “Garden, Zoological” (28/09) girato nello zoo di Seoul e la vita in Corea del Nord nei documentari “A Postcard from Pyongyang” dei tedeschi Gregor Möller, Philip Kist e Anne Lewald in un viaggio in due tappe che mostra come gli abitanti della Corea del Nord vedono e sponsorizzano la loro nazione agli stranieri e “Have Fun in Pyongyang” del francese Pierre-Oliver François che rivela il volto originale, quotidiano e quasi “rilassato” di un Paese che conosciamo solo attraverso i telegiornali e le preoccupanti notizie che annunciano un’imminente guerra. 

Tra le novità anche la presenza di una giuria per i cortometraggi, scelti tra gli studenti dell’Università degli Studi di Firenze.

Ci consiglia tre classici del cinema coreano?

Direttore: Consiglierei: Old Boy di Kim Ki-duk perché è uno dei primi film che ho visto, che mi ha fatto scoprire un regista straordinario; “Gongdonggyeongbigu-yeok JSA”, conosciuto anche come Joint Security Area, un film del 2000 diretto da Park Chan-wook, per l’originalità della trama; e infine “Burning”, ultimo lavoro del regista Lee Chang-dong,  che lo scorso anno si è aggiudicato il premio come miglior film del 17/mo Florence Korea Film Fest.

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