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Il Professor Cho Min Sang tra Italia e Corea del Sud

Negli ultimi anni l’interesse per la Corea del Sud, per la sua lingua e per la sua cultura è cresciuto sempre di più in tutto il mondo e naturalmente anche nel nostro paese. Anche in Italia si moltiplicano i corsi per imparare l’hangul, crescono i fan di k-pop e gli appassionati di cinema e serie coreane.

Ma non è sempre stato così. A metà degli anni ’80 in Italia di Corea del Sud si sapeva ben poco e uno studente coreano all’università di Milano era una rarità. Lo sa bene il Professor Cho Min Sang, creatore nel 1996 del primo Centro Ricerche Culturali fra Corea e Italia (CRICCI), oggi professore di Lingua e cultura coreana contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano.

Che ci racconta la sua storia tra Corea e Italia, a cominciare dal suo arrivo come studente universitario nel 1986…

Il Professor Cho Min Sang si racconta

Buongiorno Professor Cho, grazie per aver accettato di raccontarsi con noi! Partiamo dalla sua storia: come mai ha deciso di venire in Italia?

Dopo essermi laureato in Corea mi venne la grande voglia di approfondire la mia conoscenza sull’origine della cultura occidentale. Per questo motivo decisi di studiare in Italia, che diede l’origine all’Europa. Arrivai in Italia nel 1986 e mi iscrissi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano per studiare l’antica storia romana e greca.

E’ stato tra i primi a divulgare la cultura Coreana in Italia. Ci racconta la sua esperienza con “Noi, Cricci” ?

Nel 1986, quando arrivai in Italia, il mio paese (la Corea del Sud) non era molto conosciuto dagli italiani. Ero uno dei pochissimi orientali che frequentavano l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in quell’epoca. Parecchi studenti italiani, con curiosità, mi chiesero da dove provenissi. “Sei giapponese?” – “No.”  “Sei cinese?” – “No.”  Mi aspettavo che mi avrebbero chiesto se io fossi coreano, ma i nomi dei paesi pronunciati di seguito da loro erano filippino, vietnamita, tailandese …

Seoul Corea del Sud
Foto di Sujin Lee

Dopo i miei continui no, mi chiesero con un tono seccato “Allora di dove sei?”  Alla mia risposta che io ero coreano, replicarono “Nord coreano?” con grande convinzione…

Prima di venire in Italia, pensavo che il mio paese fosse conosciuto abbastanza bene. Ma la ripetizione di episodi come questo avevano ferito molto il mio orgoglio di coreano.

Da quel momento ho deciso di dedicarmi alla divulgazione della cultura coreana in Italia. Così nel 1996 con passione e ambizione giovanile ho istituito il Centro Ricerche Culturali fra Corea e Italia (in acronimo CRICCI) a Milano. 

Ho cominciato a scrivere alcuni libri e a organizzare varie attività culturali per far conoscere la Corea, tra cui la pubblicazione periodica di “Noi, Cricci”, il mensile che offriva delle informazioni culturali e attuali sulla Corea scritto in italiano. Era la mia opera più importante e storica.

Le copie di “Noi, Cricci”, la cui tiratura era di 5000 pezzi ogni mese, venivano spedite agli enti strategici: al Quirinale, al Ministero dei Beni e culturali, al Viminale, al Comune di Milano, quello di Roma, all’Ambasciata di Corea, all’Ambasciata d’Italia, all’Ufficio del turismo di Milano, nonché a varie aziende italiane che hanno a che fare con la Corea. Le novità e la qualità di “Noi Cricci” sono state molto apprezzate anche oltre al periodo di pubblicazione (gennaio 2005 –gennaio 2008).

Ha avuto grande successo soprattutto nel periodo in cui non si parlava ancora di “Onda Coreana, Hallyu”. Purtroppo ho dovuto sospenderne la pubblicazione per motivi economici: procuravo i fondi insegnando italiano ai coreani che studiavano in Italia. Non avendo nessuna sovvenzione da parte degli enti istituzionali coreani tranne le pubblicità di Samsung, LG e Daewoo, era sempre difficile continuare a mantenere le attività culturali. Nel 2010, alla fine, era arrivato il momento di chiudere Cricci, ma dallo stesso anno ho avuto un’altra opportunità: insegnare lingua e cultura coreana all’Università di Milano.

Anche se sono passati tanti anni dall’ultima pubblicazione di “Noi, Cricci”, mi rimane e rimarrà sempre il grande dispiacere di non aver potuto continuare, ma mi consolo di aver seminato per primo la cultura coreana e costruito la base di Hallyu in Italia.

Sono molti gli studenti italiani che decidono di imparare il coreano? Qual è la motivazione principale che spinge gli allievi a studiare il coreano?

Il numero degli studenti aumentava ogni anno, arrivando a circa 60. Ma nel 2020 gli iscritti erano più di 150!  All’inizio ovviamente K-Pop e K-Drama regalano la motivazione di imparare il coreano, ma la scoperta della cultura coreana in cui si trova il missaggio dell’affascinante tradizione e la meravigliosa tecnologia spronano a approfondire gli studi sulla Corea.

Seoul Corea del Sud
Foto di Valery Rabchenyuk

Quali sono le principali difficoltà degli studenti italiani nell’imparare il coreano?

Siccome i caratteri coreani sono molto esotici e la grammatica è molto diversa da quella italiana, il primo impatto è abbastanza duro. Ma non è tanto difficile comprendere i caratteri coreani in quanto non sono ideogrammi, ma alfabetici, inventati secondo un sistema molto scientifico.

Ci potrebbe indicare qualche risorsa online per migliorare l’apprendimento del coreano? Ha qualche consiglio per chi decide di imparare questa lingua?

Il sito Corea.it è davvero un capolavoro per chi vuol conoscere la Corea. L’autore del sito Valerio Anselmo è un ex docente dell’Università di Napoli e dell’Università coreana degli Studi stranieri. Lui sta dedicandosi a divulgare la Corea in Italia senza sosta.

Per imparare il coreano ci sono corsi privati, ma di solito offrono un livello di base. Invece, io ho istituto i corsi on line per chi vuole arrivare ad un certo livello e sto scrivendo il nuovo libro di grammatica coreana.

Quale città coreana consiglierebbe a uno studente italiano per fare un’esperienza di studio / lavoro in Corea?

Io consiglio di andare a Seul oppure nella Regione di Gyeonggido, perché la pronuncia di questa zona è standard, e dopo gli studi si ha maggiore possibilità di trovare il lavoro.

Ha qualche film o libro (in coreano) da consigliare a chi ha già una conoscenza base / intermedia del coreano?

Ci sono tanti libri di favole coreane per i ragazzini, ma non sarà facile procurarli qui in Italia. Io consiglio di leggere i giornali coreani nel web. La scrittura dei giornalisti di solito è molto corretta ed esemplare.

Università della Corea del Sud
Foto di Stephanie Hau

Professor Cho Min Sang potrebbe consigliare un film e un libro (in italiano) a chi invece sa poco della Corea del Sud e vuole avvicinarsi alla sua cultura…

Come film coreani consiglio:

– Kim Ji Young: Born 1982 di KIM Do Young;

 – Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera di KIM Ki Duk;

 – Parasite di BONG Jun Ho;

E come libri:

– L’uccello dalle ali d’oro – LEE Munyol, tradotto da M. Riotto;

– Memorie di un assassino – KIM Young Ha, tradotto da Andrea Benedittis;

– La lunga stagione della pioggia – Helen KIM, tradotto da Francesco Saba Sardi;

– Cantico di frontiera – HAN Mahl Sook, O barra O.

Ringraziamo ancora il Professor Cho Min Sang per i suoi racconti, per il suo contributo alla diffusione della cultura coreana in Italia e per i suoi consigli! Per chi volesse approfondire le informazioni sui suoi corsi di coreano: https://www.facebook.com/prof.mscho.