I Libri di Byung Chul Han

Psicopolitica, il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere 

I libri di Byung Chul Han li scoprii quasi per caso anni fa nella mia libreria di quartiere. Trovai infatti un testo dal titolo interessante “Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere”  pubblicato dalla casa editrice Nottetempo nel 2016.

L’autore è Byung – Chul Han, nato a Seoul, dove ha studiato metallurgia; negli anni ’80, decise di trasferirsi in Germania a Berlino per studiare filosofia, diventando nel 2012 docente di filosofia e studi culturali all’Universität der Künste di Berlino. Mi incuriosì per la biografia ma non solo, nel libro “Psicopolitica” si parla del neoliberismo attraverso i cambiamenti che le nuove tecnologie digitali stanno portando al nostro modo di vivere e pensare.

foto articolo i libri di byung chul han

Ci invita a riflettere se l’essere connessi e se il continuo flusso di informazioni ci renda effettivamente liberi. Non esiste più una società del divieto e dei limiti, ma il controllo si attua proprio attraverso la seduzione della comunicazione, della partecipazione continua, che ci porta a raccontare la nostra vita. Viviamo quindi in una società che stimola all’uso costante di una tecnologia di automonitoraggio. Tutti mappati e monitorati, appunto.

L’individuo partecipa a questa mappatura e i dati che produce vengono usati da terzi e commercializzati. Byung – Chul Han riflette su questo cambio di paradigma: qual è dunque la scelta che rende oggi liberi? Pubblicato in Italia già nel 2016, “Psicopolitica” è un libro che resta attuale ed è di facile lettura anche per chi non è abituato a leggere di filosofia.

Consigliato agli eretici e a chi cerca una via per una libera scelta.

La Società della Stanchezza

Iniziare a leggere i libri di Byung – Chul Han è stato una rivelazione. Era come se mi fosse stato spiegato finalmente a parole, in modo chiaro, una sensazione che vivevo giorno dopo giorno. Avevo l’impressione di vedere in modo nitido alcuni aspetti della realtà e avevo la netta percezione che una volta preso coscienza di questa nuova visione sarebbe stato difficile tornare indietro. Leggere “La Società della Stanchezza” , pubblicato sempre da Nottetempo nel 2012, è stato come avere un’epifania sulla contemporaneità. Byung-Chul Han parla del disagio dell’individuo nella società odierna.

Oggi si vive nella costante ricerca della prestazione performante, nella continua competizione e nell’ossessione dell’iperattività. All’interno di questa realtà non è concepita la negatività, né vengono accettate le contraddizioni dell’esistere, ma si persegue un ideale di successo, di continuo avanzare verso l’iperproduzione postcapitalistica.

La differenza è che oggi siamo noi stessi votati a questo ritmo incessante perché è diventato ormai un modello sociale che abbiamo introiettato. La “stanchezza” nasce da quel malessere che cova nelle pieghe di questo modo di vivere, che con la tendenza sempre più forte al multitasking porta a produrre disturbi di natura depressiva e nevrotica. Nella sovrabbondanza di questo mondo, nell’eccesso di informazioni, sollecitazioni, Byung- Chul Han ritrova un individuo che sperimenta la solitudine e un malessere nuovo fatto di noia profonda e vuoto. Vi è dunque un’ossessiva ricerca all’autorealizzazione contemporanea che si fonde all’autodistruzione; quella di Byung- Chul Han è una denuncia della “società della stanchezza”, che inibisce qualsiasi ribellione al modello sociale dominante.

La Topologia della violenza

A luglio è uscito il suo ultimo testo, la Topologia della Violenza, pubblicato sempre da Nottetempo. Il saggio è estremamente attuale, si parla di violenza e delle sue molteplici forme. L’aspetto che ci ha colpito di più è la definizione di violenza positiva di come ora il soggetto diventa “progetto”, la violenza quindi non è più nel dominio o nel controllo, non è al di fuori, ma dentro l’essere umano. Nell’età contemporanea siamo “progetti” appunto, dove, citando Byung Chul Han, “al posto della costrizione esterna emerge un’autocoercizione che si spaccia per libertà”.

Ora la violenza diventa autosfruttamento, si interiorizza, e non è un caso che la conseguenza di questa nuova forma di violenza sia la depressione, che ha che fare con un eccesso di positività. In questa società odierna bisogna dunque essere flessibili, produttivi e avere iniziativa. Byung Chul Han percorre la natura proteiforme della violenza nelle diverse epoche per arrivare poi ai nostri giorni, dove si manifesta nella coincidenza tra carnefice e vittima, tra libertà e violenza.

E’ una lettura intensa e attuale, perfetta per chi vuole calarsi in profondità nei meccanismi di una società, per citare il filosofo, sempre più sottopelle.

“La Filosofia del buddismo zen” e gli altri libri di Byung- Chul Han

Se vi volete avvicinare a questo pensatore sono diversi i libri pubblicati in italiano Nottetempo editore tra i più noti: “Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere”, “La società della stanchezza” , “Nello sciame”, “La società della trasparenza”, “Eros in agonia” e “Filosofia del buddismo zen”. In quest’ultimo testo Byung – Chul Han confronta la filosofia occidentale con il pensiero filosofico del buddismo zen.

Immagine Buddha

Mi sono chiesta se le origini coreane del pensatore non siano emerse in questo parallelismo tra Oriente ed Occidente. Lungo il testo ci accompagna infatti in un confronto teorico tra i filosofi occidentali e quelli appartenenti al mondo buddista, l’intento è di far emergere l’autentico significato filosofico del buddismo zen.

Lettura ideale per chi vuole sperimentare un modo nuovo di leggere il reale alla “maniera zen”: meno parole, più vuoto e silenzio. 

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