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Cibo

Come preparare il Bossam Kimchi: la video ricetta

Avete sempre desiderato preparare il vostro Bossam Kimchi home made ma non sapete da che parte iniziare?

Ecco la video ricetta che fa per voi! Lo Chef Fabrizio Ferrari spiega come realizzare un fantastico Bossam Kimchi utilizzando ingredienti italiani, in un k-cooking show realizzato in collaborazione con l’Istituto Culturale Coreano per la Korea Week dello scorso ottobre.

Una ricetta semplice che racchiude l’essenza dell’hansik, la cucina coreana e “goduriosa”, da mangiare con le mani.

Pronti con il grembiule? Fateci sapere com’è andata!

Seguite la video ricetta dello Chef Fabrizio Ferrari per preparare un bossam kimchi da sogno!

Fabrizio Ferrari, conosciuto in Italia per essere stato uno dei più giovani chef stellati con il suo ristorante Al Porticciolo 84 di Lecco, attualmente insegna arti culinarie alla Sejong University a Seoul. Attraverso il canale Youtube Italy Fabri racconta la sua scoperta della cucina e della cultura coreana, insegna ricette coreane da realizzare con ingredienti italiani e viceversa 🙂

Innamorato della Corea del Sud, è tra i creatori di questo blog.

Il canale Youtube Italy Fabri dello Chef Fabrizio Ferrari, dove trovare anche la ricetta per il bossam kimchi
Italy Fabri, il canale youtube dello chef Fabrizio Ferrari

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Cultura

La Malerbe di Keum Suk Gendry-Kim

La graphic novel la Malerbe della fumettista sud coreana di Keum Suk Gendry-Kim, è una lettura potente che attraverso la storia di vita di Yi Okseon racconta il dramma delle comfort woman, schiave sessuali dell’esercito giapponese durante la Seconda guerra mondiale. La Malerbe diventa quindi una testimonianza “grafica” di quegli anni. Tutto inizia nel 1934 in Corea, quando Yi Okseon era ancora una bambina e sognava solo di andare a scuola.

La sua famiglia era di umili origini e Yi Okseon aiutava la madre nelle faccende domestiche e nella cura dei fratelli. Il cibo non bastava per tutti e il padre era malato. La bimba Okseon affronta queste difficoltà con il sorriso nella speranza che prima o poi, aiutando la madre, sarebbe potuta andare a scuola. La situazione familiare però non era facile e la madre fu costretta a darla in adozione ad un’altra famiglia.

A Yi Okseon le era stato promesso che questa nuova famiglia si sarebbe presa cura di lei e che l’avrebbero mandata a scuola. Da quel giorno invece la vita di Yi Okseon cambiò di punto in bianco per un viaggio di non ritorno.

La Malerbe di Keum Suk Gendry Kim

I disegni

Keum Suk Gendry-Kim disegna la piccola Okseon come una bimba forte, con carattere, che non si abbatte di fronte alle difficoltà. Nella lettura ci si immerge nella vita della giovane Yi Okseon, per poi ritrovare l’Okseon dei giorni nostri. Presente e passato si intrecciano nel racconto e si sommano in un unico piano, del resto questa memoria storica è ancora attuale e soprattutto da non dimenticare.

Le tavole rispettano questo passato, il bianco e nero non nasconde la violenta verità di quegli anni ma lo rappresenta. Il dolore di quelle donne è vivo e diventa una macchia nera nei disegni di Keum Suk Gendry-Kim. Ci sono tavole rappresentano la storia di quegli anni, altre invece paesaggi e attimi di silenzio quasi a lasciar sedimentare quanto si legge.

La Malerbe è una graphic novel coraggiosa e struggente. I pensieri della piccola Yi Okseon si intrecciano a quelli della Yi Okseon di oggi, che racconta la sua storia. Sono pensieri semplici e potenti. Keum Suk Gendry-Kim tratteggia poi l’Yi Okseon di oggi, ottantenne, come una donna tenace che continua a battersi per i propri diritti e capace comunque di sorridere nonostante l’orrore vissuto. Non si cerca di impietosire il lettore, ma di renderlo testimone di quello che è stato, per non dimenticare.

Yi Okseon e le Comfort woman

La storia di Yi Okseon

Keum Suk Gendry-Kim racconta nella Malerbe la storia vera della signora Yi Oskeon. Nel 1942 Yi Oskeon viene rapita da due uomini, un coreano e un giapponese che la resero “comfort woman”. Venne costretta a prostituirsi per l’esercito giapponese in Cina. Rimase in Cina fino al 2000, quando alla morte del suo secondo marito, decise di rientrare in Corea del sud. Yi Oskeon andò a vivere nella House of Sharing, una casa comune buddista che accoglie le halmoni (nonne) come vengono oggi chiamate le comfort woman in Corea del sud.

Chi erano le Comfort Woman?

La scelta di questo termine “donne di conforto”, le “comfort woman” è un eufemismo che tenta di sviare dalla verità di quel che stato: donne prese con violenza, violate dall’esercito giapponese a partire dal 1932 fino alla fine della guerra. Si parla di circa 200.000 donne, coreane ma anche cinesi, filippine e indonesiane. Si tratta quindi di schiavitù sessuale. Le giovani donne di famiglie povere venivano reclutate con l’inganno e con la promessa di un lavoro, oppure rapite e portate nelle “comfort station” disseminate nel territorio cinese. Erano veri e propri bordelli dedicati all’esercito giapponese e controllati dall’armata del Sol Levante.

La Malerbe - comfort woman

A guerra finita vennero abbandonate senza cibo né soldi, molte di loro sono rimaste in Cina, altre sono riuscite a tornare nei loro paesi d’origine, alcune per la vergogna di quanto subito si sono suicidate. Di fronte ad un’immensa tragedia, anche le vittime riuscivano a ricordare a fatica quanto vissuto.  La Corea del sud è lo stato che ha contato più vittime, eppure solo a partire dal 1990 si sono raccolte testimonianze di questo periodo storico non solo in Corea, ma anche in Giappone, Filippine, Indonesia e Tailandia.

Le sopravvissute a questo orrore cercano ancora oggi di ottenere le scuse ufficiali del governo giapponese per quanto è accaduto. Solo riconoscendo la verità di questa tragedia e ascoltando la testimonianza di chi ha vissuto questi crimini si potrà avere una forma di giustizia. Perché il passato è presente e dalla storia si impara.

L’autrice Keum Suk Gendry-Kim

Per l’autrice Keum Suk Gendry-Kim l’incontro con Yi Okseon è stato fondamentale. Poter parlare con questa donna, che aveva lottato per la sopravvivenza, ascoltare la sua storia e la sua testimonianza, è stato il motore per scrivere questa graphic novel. Le tavole parlano sì della tragedia che la guerra ha portato, della disparità delle classi sociali, ma anche della forza di Yi Okseon e del suo attaccamento alla vita. Del suo amore per la vita.

Kim Suk Gendry-Kim ha sentito l’urgenza di dover raccontare questa storia,  partendo proprio da un punto di vista femminile. Tantissime figlie di famiglie povere vennero scarificate in nome della guerra dell’imperialismo, private dei loro diritti e ridotte in schiavitù. A guerra finita poi, restavano le ferite e l’indifferenza dei posteri.

La Malerbe

Keum Suk Gendry – Kim ha cercato di dare voce a queste donne senza però cedere ad una narrazione basata sullo sfogo della sofferenza e del risentimento che in coreano si chiama “han”. La sua è graphic novel è dedicata a Yi Okseon e a tutte le donne vittime di queste violenze, è una testimonianza, ma anche la prova della forza di queste donne, che seppur piegate da un destino tragico, non hanno perso la speranza né la gioia di vivere. La Malerbe, appunto, un filo d’erba che si piega di fronte alle intemperie e resiste nella sua unica bellezza.

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Città

The best of Busan: la nostra top 10

Busan (che si pronuncia Pusan) è la seconda città della Corea e si trova nella parte sud orientale del paese. 

Con 3 milioni e mezzo di abitanti, 16 università, 2 lunghissime spiagge di sabbia bianca, uno dei pochi templi buddisti costruiti sul mare e il mercato del pesce più grande del paese, andrebbe inserita in ogni itinerario turistico della Corea del Sud.

Ha la good vibe simpatica e rilassata tipica delle città di mare, affascina arrivando alla sera con le luci che illuminano il lungo ponte Gwangandaegyo, mentre di giorno offre relax, panorami suggestivi ed è un paradiso per gli amanti del pesce.

Il ponte illuminato di Busan
Le luci di Busan. Foto di @astrobound

Ecco i nostri “imperdibili 10” di Busan, tra cultura, arte e naturalmente cibo!

1. Haedong Yonggungsa

Costruito sulla roccia a strapiombo sul mare, l’Haedong Yonggungsa ha una dell posizioni più incantevoli e atipiche tra i templi buddisti tradizionali coreani (circa 900 in tutto il paese – e circa 20.000 templi).

Costruito nel 1376 e distrutto durante l’occupazione giapponese negli ultimi anni del 1500, il tempio è stato ricostruito nel 1930.

Al tramonto è incantevole, ma in ogni momento della giornata una visita qui è un’esperienza indimenticabile, soprattutto se si viene in occasione del compleanno di Buddha tra aprile e maggio, con migliaia di lanterne colorate che vestono il tempio a festa.

Haedong Yonggungsa Temple a Busan
L’Haedong Yonggungsa è uno dei pochi templi costruiti direttamente sul mare

Ne vale la pena, nonostante sia una delle destinazioni turistiche più visitate e affollate di Busan – sta a voi decidere se fermarvi o meno davanti ai banchetti di souvenir e cibo che fiancheggiano la strada dal parcheggio all’ingresso del tempio. 

Si accede alla Daeungjeon Main Hall, l’area principale del tempio, da una scalinata in pietra con 108 gradini nella foresta di bambù. Attraverso percorsi che salgono e scendono nella roccia si può pregare per una protezione dagli incidenti stradali davanti a una pagoda di 7 piani con la ruota di una macchina appoggiata alla base, osservare le 12 statue in pietra degli animali dello zodiaco, riempirsi gli occhi con la vista sul mare davanti alla statua di Gwanseeum-bosal a cui è dedicato il tempio.

La statua di Gwanseeum-bosal, il Bodhisattva della Compassione

Facilmente raggiungibile in pullman da Haeundae, con un viaggio di poco meno di un’ora.

2. Haeundae beach 

Una delle spiagge più belle della Corea del Sud, con il suo chilometro e mezzo di sabbia dorata, Haeundae offre relax tutto l’anno e una carrellata di festival ed eventi da giugno a settembre.

Haeundae beach a Busan
Haeundae beach al tramonto. Foto di @astrobound

3. Gamcheon Culture Village

Quando vi troverete davanti agli occhi questo quadro di casette variopinte vi chiederete se per caso non siete finiti a Santorini o a Valparaiso.

All’inizio del Ventunesimo secolo questa zona di Busan era un’area depressa e fatiscente. Grazie a un progetto di riqualificazione, dal 2009 il Gamcheon Culture Village è una delle attrazioni principali della città. Fotografare il mosaico di case multicolore, girovagare tra il dedalo di viuzze popolate da gallerie d’arte, caffetterie e negozi di souvenir più o meno alternativi è un must per ogni turista a Busan. 

Gamcheon culture village a Busan
Il mosaico di case multicolore di Gamcheon. Foto @seongphil

4. Jagalchi

Jagalchi è il più grande mercato del pesce della Corea del Sud. Dalle 7 del mattino alle 8 di sera è possibile girare tra le sue file interminabili, osservare e acquistare un’incredibile varietà di pesce, crostacei e molluschi: granchi, polpi, abalone, gamberi, ricci di mare, cetrioli di mare, razza… Ci sono moltissimi ristoranti in cui assaggiare pesce crudo, king crab o altro, scegliendo cosa mangiare direttamente da appositi acquari. Per un’esperienza korean style ci si può accomodare al secondo piano del Jalgachi Seafood Restaurant con vista panoramica sul mare (e scarpe fuori dalla porta), oppure prendere del cibo take away e mangiare sulla spiaggia vicina, magari con un maekju (un mix di birra e soju) di accompagnamento. 

Polpi in esposizione su un banco del Jagalchi, il più grande mercato del pesce della Corea

5. BIIF Square

Per gli amanti del cinema è d’obbligo una tappa alla BIFF Square, sede del Busan International Film Festival, per guardare le ‘stelle’ sul marciapiede nell’Hollywood Boulevard della Corea del Sud.

6. Taejong-dae park

Il Taejong-dae park è perfetto per immergersi nella natura, camminando sulla roccia in mezzo a una foresta di pini che si affaccia sul mare. Ci sono templi, un piccolo parco di divertimenti, una spiaggia di ciottoli, un faro e molteplici scenari naturali emozionanti. Si può percorrere a piedi lungo i sentieri oppure a bordo del Danubi train, un colorato trenino che con un giro ad anello percorre tutti i principali luoghi di interesse del parco.

Sentieri, panorama e natura al Taejong-dae Park. Foto @nardy

7. Radium Art Center

Voglia di arte, magari contemporanea? C’è il Radium Art Centre, che ospita esposizioni di fotografia, pittura, digitale e musica di artisti internazionali, spesso mixati, per regalare esperienze sensoriali multiple ai visitatori. Il museo è vicino a Haeundae Beach.

8. Milmyeon

Non lasciate Busan d’estate senza aver assaggiato un piatto di Milmyeon! Questi noodle di grano saraceno serviti in un brodo ghiacciato (!) con uova sode, carne, cetrioli tagliati a julienne e gochujang (la salsa piccante coreana) sono un’icona della città. Il sapore intenso e gustoso è dato dal brodo, che può essere di pollo, maiale oppure pesce, a seconda della ricetta del ristorante, a cui vengono aggiunti aceto e spezie. Va bene che il risucchio è lecito in Corea nei ristoranti, ma questi noodle sono lunghissimi! Per riuscire a gustarli meglio vengono serviti con un paio di forbici, con cui tagliarli nel piatto. Irresistibili.

9. Eomuk

Busan è famosa anche per i suoi emouk, ritenuti tra i migliori della Corea del Sud e c’è chi dice di tutta l’Asia. Gli emouk, uno degli street food più diffusi in oriente, chiamati odeng in Giappone, sono delle “torte di pesce” di varie forme e sapore. Fritte, al forno, ripiene, a pallina, piatte arricciate su un lungo spiedino di legno, a cilindro… ne esistono moltissime varianti e in autunno e in inverno sono accompagnati da una tazza (o bicchiere di carta da passeggio) con brodo, tofu e alghe. Samjin è una delle catene più note di Busan, specializzata dal 1953 in eomuk, con un negozio anche alla stazione. Cercate la fila fuori e guardate bene, da lontano sembra una panetteria, ma quello che c’è sugli scaffali non è pane… sono fish cakes!

10. Nampo-dong

Nampo è LA zona dello shopping di Busan, gemella di Myeongdong a Seoul. Moda, cosmetici, ristoranti e street food dalle 9 del mattino alle 8 di sera. E se non fosse abbastanza, Busan ospita anche il più grande complesso commerciale del mondo, lo Shinsegae Centum City.

Buona scoperta di Busan!

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Cultura

I Libri di Byung Chul Han

Psicopolitica, il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere 

I libri di Byung Chul Han li scoprii quasi per caso anni fa nella mia libreria di quartiere. Trovai infatti un testo dal titolo interessante “Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere”  pubblicato dalla casa editrice Nottetempo nel 2016.

L’autore è Byung – Chul Han, nato a Seoul, dove ha studiato metallurgia; negli anni ’80, decise di trasferirsi in Germania a Berlino per studiare filosofia, diventando nel 2012 docente di filosofia e studi culturali all’Universität der Künste di Berlino. Mi incuriosì per la biografia ma non solo, nel libro “Psicopolitica” si parla del neoliberismo attraverso i cambiamenti che le nuove tecnologie digitali stanno portando al nostro modo di vivere e pensare.

foto articolo i libri di byung chul han

Ci invita a riflettere se l’essere connessi e se il continuo flusso di informazioni ci renda effettivamente liberi. Non esiste più una società del divieto e dei limiti, ma il controllo si attua proprio attraverso la seduzione della comunicazione, della partecipazione continua, che ci porta a raccontare la nostra vita. Viviamo quindi in una società che stimola all’uso costante di una tecnologia di automonitoraggio. Tutti mappati e monitorati, appunto.

L’individuo partecipa a questa mappatura e i dati che produce vengono usati da terzi e commercializzati. Byung – Chul Han riflette su questo cambio di paradigma: qual è dunque la scelta che rende oggi liberi? Pubblicato in Italia già nel 2016, “Psicopolitica” è un libro che resta attuale ed è di facile lettura anche per chi non è abituato a leggere di filosofia.

Consigliato agli eretici e a chi cerca una via per una libera scelta.

La Società della Stanchezza

Iniziare a leggere i libri di Byung – Chul Han è stato una rivelazione. Era come se mi fosse stato spiegato finalmente a parole, in modo chiaro, una sensazione che vivevo giorno dopo giorno. Avevo l’impressione di vedere in modo nitido alcuni aspetti della realtà e avevo la netta percezione che una volta preso coscienza di questa nuova visione sarebbe stato difficile tornare indietro. Leggere “La Società della Stanchezza” , pubblicato sempre da Nottetempo nel 2012, è stato come avere un’epifania sulla contemporaneità. Byung-Chul Han parla del disagio dell’individuo nella società odierna.

Oggi si vive nella costante ricerca della prestazione performante, nella continua competizione e nell’ossessione dell’iperattività. All’interno di questa realtà non è concepita la negatività, né vengono accettate le contraddizioni dell’esistere, ma si persegue un ideale di successo, di continuo avanzare verso l’iperproduzione postcapitalistica.

La differenza è che oggi siamo noi stessi votati a questo ritmo incessante perché è diventato ormai un modello sociale che abbiamo introiettato. La “stanchezza” nasce da quel malessere che cova nelle pieghe di questo modo di vivere, che con la tendenza sempre più forte al multitasking porta a produrre disturbi di natura depressiva e nevrotica. Nella sovrabbondanza di questo mondo, nell’eccesso di informazioni, sollecitazioni, Byung- Chul Han ritrova un individuo che sperimenta la solitudine e un malessere nuovo fatto di noia profonda e vuoto. Vi è dunque un’ossessiva ricerca all’autorealizzazione contemporanea che si fonde all’autodistruzione; quella di Byung- Chul Han è una denuncia della “società della stanchezza”, che inibisce qualsiasi ribellione al modello sociale dominante.

La Topologia della violenza

A luglio è uscito il suo ultimo testo, la Topologia della Violenza, pubblicato sempre da Nottetempo. Il saggio è estremamente attuale, si parla di violenza e delle sue molteplici forme. L’aspetto che ci ha colpito di più è la definizione di violenza positiva di come ora il soggetto diventa “progetto”, la violenza quindi non è più nel dominio o nel controllo, non è al di fuori, ma dentro l’essere umano. Nell’età contemporanea siamo “progetti” appunto, dove, citando Byung Chul Han, “al posto della costrizione esterna emerge un’autocoercizione che si spaccia per libertà”.

Ora la violenza diventa autosfruttamento, si interiorizza, e non è un caso che la conseguenza di questa nuova forma di violenza sia la depressione, che ha che fare con un eccesso di positività. In questa società odierna bisogna dunque essere flessibili, produttivi e avere iniziativa. Byung Chul Han percorre la natura proteiforme della violenza nelle diverse epoche per arrivare poi ai nostri giorni, dove si manifesta nella coincidenza tra carnefice e vittima, tra libertà e violenza.

E’ una lettura intensa e attuale, perfetta per chi vuole calarsi in profondità nei meccanismi di una società, per citare il filosofo, sempre più sottopelle.

“La Filosofia del buddismo zen” e gli altri libri di Byung- Chul Han

Se vi volete avvicinare a questo pensatore sono diversi i libri pubblicati in italiano Nottetempo editore tra i più noti: “Psicopolitica. Il neoliberalismo e le nuove tecniche del potere”, “La società della stanchezza” , “Nello sciame”, “La società della trasparenza”, “Eros in agonia” e “Filosofia del buddismo zen”. In quest’ultimo testo Byung – Chul Han confronta la filosofia occidentale con il pensiero filosofico del buddismo zen.

Immagine Buddha

Mi sono chiesta se le origini coreane del pensatore non siano emerse in questo parallelismo tra Oriente ed Occidente. Lungo il testo ci accompagna infatti in un confronto teorico tra i filosofi occidentali e quelli appartenenti al mondo buddista, l’intento è di far emergere l’autentico significato filosofico del buddismo zen.

Lettura ideale per chi vuole sperimentare un modo nuovo di leggere il reale alla “maniera zen”: meno parole, più vuoto e silenzio. 

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Cibo Cultura

5 abitudini da adottare per “coreanizzarsi”

Hai in progetto un viaggio in Corea del Sud e vorresti iniziare a sentirti un local? Sogni il paese del “calmo mattino” e vorresti provare a vivere come un coreano nella tua quotidianità? Ecco “le 5 abitudini di vita in Corea del Sud”, una mini guida semiseria in 5 punti per iniziare a “coreanizzarti”!

1 – Kakao Talk

Scarica KakaoTalk, se ancora non ce l’hai. È l’applicazione per chattare numero uno in Corea del Sud. WhatsApp è solo una seconda scelta, qui in ogni luogo affollato in cui ci si trovi è un continuo risuonare di “ka-too”, il suono tipico di un messaggio della chat 100% made in Korea. Ne abbiamo parlato qui.

2 – Il kimchi

Mangia kimchi almeno 5 volte alla settimana. Il kimchi è salute, per i coreani. Preparato con verdure fermentate, è sempre incluso tra i banchan, i contorni che vengono serviti nei ristoranti come accompagnamento alle portate ordinate. Ogni casa ha un contenitore – quando non un piccolo frigorifero – usato esclusivamente per il kimchi, per conservarlo e evitare che il suo caratteristico non simpaticissimo odore permei tutti gli alimenti. Viene introdotto nella dieta coreana a partire dai 3/4 anni: si fa assaggiare ai bambini sciacquato dal rosso peperoncino che lo colora e lo rende piccantissimo. In Corea del Sud il consumo di cibi fermentati come fonte di salute è una cultura.

Perché non iniziare a beneficiarne anche senza essere a Seoul? Se il piccante proprio non fosse il tuo miglior amico, c’è sempre il baek kimchi,  il kimchi bianco! Per sapere tutto sul kimchi, leggi qui.

Il kimchi, uno dei piatti simbolo della gastronomia coreana. Foto di @nakyung0039

3 – Le scarpe

Indossa solo scarpe super facili da mettere e togliere. Preferibilmente senza lacci, che non abbiano bisogno di un calzascarpe per infilarci dentro il piede o di sdraiarsi sul letto per far entrare il tallone tirando come Hulk. Case, ristoranti tradizionali, templi… In Corea del Sud gli ambienti in cui ci si muove solo con le calze (o con delle ciabatte morbide) sono tantissimi. Le scarpe aspettano fuori, in appositi armadietti o disposte a terra in file ordinate. A parte l’indubbia funzione igienica, è un mix di comodità e rispetto. In tanti ristoranti si mangia seduti a terra su tavoli bassi, nelle abitazioni – complice un piacevole riscaldamento a pavimento – si può dormire per terra su materassi che si srotolano e arrotolano al bisogno e nei templi si prega inchinandosi davanti alle statue con le ginocchia a terra.

Quando fa caldo poi i giovani coreani hanno un’abitudine simpatica in fatto di calzature: vanno sempre in giro con le ciabatte di gomma da piscina. Piatte, con sopra una fascia larga a strisce bianche. Proprio quelle che da noi si mettono quando si va a nuotare oppure in casa, al massimo per scendere a buttare la spazzatura. In Corea del Sud le usano ovunque e sono super trendy. Per andare al parco, a fare shopping, a pranzo, all’università… Portate con calzino bianco, of course. Non sarà il massimo dello chic ma di sicuro è un’abitudine comoda!

4 – La gentilezza

Pratica la gentilezza. Saluta sempre quando incontri qualcuno (anche se non lo conosci) nell’ascensore, quando entri o esci da un negozio, un ristorante, un luogo pubblico in generale. E soprattutto non interrompere il tuo interlocutore mentre parla, in particolare se è più anziano di te. In Corea del Sud il più anziano anagraficamente ha sempre ragione, anche quando ha torto. È davvero scortesissimo non aspettare che abbia finito di parlare prima di dire la propria opinione. Se da noi è una forma di rispetto nei confronti di chi è più grande, lì è proprio maleducazione! In Corea del Sud non è considerato invadente chiedere l’età al proprio interlocutore, anzi serve per orientarsi meglio nella comunicazione e usare le giuste formule espressive.

L’unica eccezione è l’ora di punta in metropolitana. Anche in Corea del Sud quando fiumi di persone si riversano sottoterra per prendere il mezzo che li riporterà a casa, al lavoro o dove devono andare, la gentilezza non esiste più e anche le più docili signore anziane possono mettersi a sgomitare per arrivare prima. Tutto il mondo è paese, si dice…

5 – I rumori

Parla a bassa voce sui mezzi di trasporto ma risucchia a più non posso quando mangi i noodles. Delle 5 abitudini per coreanizzarsi questa è la più difficile da adottare per un italiano. Usare un tono di voce pacato su autobus, treno o metropolitana in Italia sembra sia una cosa vietata; puoi del tutto involontariamente conoscere la cartella clinica e la dieta della zia malata del tuo vicino di posto, mentre torni a casa in treno dopo una giornata di lavoro.

In Corea del Sud invece sui trasporti pubblici regna il silenzio. Sembra l’atmosfera perfetta per rilassarsi e godersi il viaggio. Ognuno è concentrato sul proprio smartphone, libro o meditazione – più o meno sveglia – a occhi chiusi. Se due persone devono comunicare sussurrano, se qualcuno vuole telefonare si alza e si sposta nel corridoio tra un vagone e l’altro, vicino alla toilette. Solo per i bambini è concesso un discreto margine di tolleranza. Gli altri passeggeri che telefonano o parlano ad alta voce ricevono eloquenti sguardi di disapprovazione. Proprio come quelli che vengono indirizzati in Italia a chi risucchia rumorosamente i propri spaghetti in un ristorante. In Corea del Sud invece aspirare rumorosamente mentre si mangia è un suono non solo tollerato, ma considerato un’espressione di apprezzamento.

Parlare a voce alta sui mezzi di trasporto in Corea del Sud non è un’abitudine diffusa. Foto di Adam Chang

Mangiare kimchi, essere gentili e parlare a bassa voce sui mezzi di trasporto potrebbero essere buoni suggerimenti tra le 5 abitudini per coreanizzarsi da adottare subito. Quanto al risucchio nei ristoranti… beh, dipende dal desiderio di attirare attenzione e sguardi riprovevoli!

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Film coreani da vedere in streaming – parte 1

Se dopo aver visto il film coreano “Parasite”, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e dell’Oscar come miglior film, vi siete sentiti un po’ orfani allora siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Post film abbiamo pensato di stilare una lista dei film coreani da vedere in streaming (a parte “Parasite”). Nell’ultimo ventennio il cinema sud coreano ha prodotto delle vere chicche, purtroppo molto spesso difficili da recuperare in Italia.

Per questo abbiamo stilato una piccola selezione di film coreani da vedere o rivedere, che può venire in soccorso sia a chi è famelico del cinema asiatico sia a chi si è appassionato dopo aver visto “Parasite”. Alcuni di questi film coreani sono stati distribuiti anche in qualche cinema della penisola, spesso (ahimè) doppiati, solo in pochi cinema d’essai sono stati proiettati in lingua originale con sottotitoli. 

Niente paura però, se siete interessati al cinema “made in Corea”  e alcuni film ve li siete persi o non sapete dove recuperarli, qui di seguito vi proponiamo 4 film coreani da vedere in streaming sulle principali piattaforme online. Per “coreanizzarsi” al 100% 🙂

Burning (2018)

Film di Lee Chang Dong – Occhio qualche spoiler

Possiamo dire con certezza che Burning di Lee Chang Dong è uno dei suoi film più potenti e astratti. Il regista da sempre narratore di storie complesse e intense, realizza un film inquietante, un thriller che guarda alle differenze sociali. Burning è liberamente ispirato al racconto di Haruki Murakami “Granai Incendiati”, racconta del giovane Jong -soo che mentre fa una consegna incontra per caso Hae-mi, un’amica di vecchia data. I due trascorrono insieme qualche giorno, prima che Hae-mi parta per l’Africa.

Quando torna dal suo viaggio, non sarà da sola; Jong-soo andrà a prenderla all’aeroporto e la troverà in compagnia di Ben, un misterioso amico.

La storia monta lentamente da qui: dallo sguardo di Jong -soo, aspirante scrittore, figlio di un fattore finito in carcere, appassionato di Faulkner che si ritira in campagna e da Hae-mi, che vive di lavoretti, dal passato e presente oscuro. L’arrivo poi di Ben, giovane di Seoul molto benestante, inserisce nel racconto un’altra nota di mistero.

La tensione di questi non detti, del sapere ben poco dei personaggi se non quello che si percepisce nei loro sguardi, viene resa da un dialogo scarno, dalle inquadrature che sorvolano dall’alto e anche dalle musiche. Il jazz tipico dei racconti di Murakami accompagna una delle scene più eleganti del film, la danza di Hae-mi al crepuscolo sotto gli occhi di Jong -soo e Ben.

Perché vedere Burning

Burning ricorda un mosaico, ogni pezzo ha il suo posto e solo con una visione d’insieme si riesce a coglierne il senso. La relazione dei tre, ambigua e mai definita, rimane sottesa, un thriller che mai si risolve. “Burning”, tutto brucia, appunto. La Corea del sud contemporanea fa da sfondo. Crisi economiche e differenze di classe che portano a situazioni incendiarie. Tutto brucia in questa triade tra il non detto e il non visto. Consigliato a chi del jazz ama le dissonanze apprezzandone la melodia. Lo trovate su AppleTv.

Cast away on the moon (2009)

Film di Lee Hae-joon

Seoul. Un ponte. Un uomo in giacca a cravatta che si lancia. Buio. Ecco l’inizio di “Cast away on the moon”. E vorrei non dirvi di più perché “Cast away on the moon” va visto. Commedia coreana, leggera e profonda, un mix letale capace di inchiodarti per un’ora e mezza sul divano. Mr. Kim (è lui l’uomo del salto) dopo aver perso fidanzata e accumulato debiti decide di buttarsi da un ponte per farla finita. Eppure non muore, ma naufraga suo malgrado su una piccola isola nel fiume Han proprio di fronte alla metropoli di Seoul. Non sa nuotare, si lamenta spesso e grida contro la città che lo ignora dall’altra sponda. Rimane in ostaggio dell’isola, che diventerà poco per volta la sua casa.

In parallelo una giovane donna, che vive chiusa nella sua stanza da anni, per caso osservando il fiume con il suo telescopio farà scoperta della vita da insolito isolano di Mr. Kim.

Fiume Han - Seoul - film coreano
Fiume Han – Seoul

“Cast away on the moon” è una commedia grottesca e poetica, dopo un inizio turbolento di adattamento a questa nuova vita da naufrago contemporaneo, tra rifiuti e oggetti abbandonati, Mr Kim trova un suo equilibrio e una nuova forza. Riscopre un contatto con la natura in un mix tra situazioni comiche e surreali.

Perso a Seoul

La città fa sempre da sfondo e la critica verso la società che rappresenta è costante. Si affrontano tematiche profonde con leggerezza, senza peccare di superficialità, ma con sempre un’intelligente ironia e poesia; ne è un esempio la ragazza hikkomori che vive nella sua stanza perché rifugge a qualsiasi contatto sociale.

In Asia il fenomeno dell’hikkomori è considerato una forma di ribellione alla cultura tradizionale e all’intero apparato sociale da parte di adolescenti che vivono isolati nella loro camera senza neanche il contatto con i loro familiari.

La stessa vita da naufrago di Mr Kim, tra una peripezia e l’altra, afferma la possibilità di costruirsi uno spazio di quiete e felicità anche in una situazione surreale. La poetica di questo film coreano risiede proprio in questo orizzonte: nella possibilità di vivere la propria vita per come si può e alla ricerca di una propria felicità nonostante tutto. Consigliato a chi ama in estate galleggiare in mare facendosi trasportare dalla corrente e a chi adora immaginarsi nuovi mondi. Se volete vedere questo film coreano in streaming lo trovate su Chili.

Time to Hunt

Film di di Yoon Sung-hyun

“Time to hunt” è il tipico film coreano da vedere in un pomeriggio di domenica. Divano, qualche snack e un film d’azione in salsa sudcoreana. Presentato alla 70esima edizione del Festival di Berlino, Time to Hunt è il primo film della Corea del sud ad essere selezionato alla Berlinale. Siamo in una Seoul futuristica in un universo distopico; è la storia di tre ragazzi, Jun Seok, appena uscito di prigione e di Jang Hoo e Ki Hoon, che progettano un nuovo colpo per rubare molti soldi e ricominciare una vita lontano da questa metropoli devastata.

A differenza dei thriller d’azione americani dove la leva è piuttosto manicheista (c’è il bene e il male) , in Time to Hunt l’azione si svolge in un piano meno definito: i tre ragazzi infatti progettano il loro colpo ai danni di una bisca gestita da pericolosi gangster. Rubano ad altri criminali con l’obiettivo, sì dei soldi, ma anche di costruirsi un futuro migliore al mare, nello specifico a Taiwan. Non un dettaglio considerato che il film ruota molto anche sulle dinamiche di amicizia dei tre ragazzi. Non manca quindi l’azione, il ritmo è veloce e serrato. Armi, spari, inseguimenti, c’è tutto quello che serve per rimanere incollati allo schermo.

Fin qui tutto bene, a metà però quello che doveva essere la tipica trama di un film d’azione, il racconto vira verso la storia dell’amicizia dei giovani protagonisti, che imbracciando armi dalle sigle improbabili, combattono fino all’ultimo respiro contro tutti.

Non solo azione…

Verso la fine si ha dunque la sensazione che il fulcro di questo film coreano non è tanto il colpo perfetto alla bisca quanto le conseguenze che questo furto hanno sulle dinamiche di amicizia e sull’intimo dei tre ragazzi. Time to Hunt lo trovate su Netflix e si può vedere anche in lingua originale con i sottotitoli, vi consigliamo infatti di farvi travolgere dal sound della lingua coreana in perfetta armonia con il ritmo scelto dal regista. Consigliato a chi adora i temporali estivi: dopo un caldo ritmo d’azione, ecco che arriva il freddo thriller.

Psychokinesis (2018)

Film di Yeon Sang -Ho

Dopo il successo di “Train to Busan”, film perfetto per gli amanti del genere zombi, il regista Sang – Ho Yeon cambia rotta e realizza “Psychokinesis”, versione coreana di “Lo chiamano Jeeg robot” . Lo trovate su Netflix, che negli ultimi tempi sta arricchendo il suo catalogo anche con uno sguardo all’oriente.

In “Psychokinesis” seguiamo le vicende di Seok-hyeon, uomo di mezza età, guardia giurata, che scopre un giorno di avere dei poteri di telecinesi, riuscendo a far gravitare gli oggetti. Seok-hyeon è tutto fuorché un eroe, si barcamena tra piccoli furti e spettacoli di magia in un club notturno.

Nel mentre la figlia Roo-mi, abbandonata dal padre da circa un decennio, gestisce un ristorante di successo insieme alla madre. Fin qui tutto regolare, il problema però è che l’area dove si trova il ristorante deve essere sgomberata insieme ad altre attività per fare spazio ad un centro commerciale.

pellicola cinema

Quando la figlia Roo-mi chiama Seok-hyeon per comunicargli la morte della madre, il film vira verso una trama classica: del padre eroe che con i suoi super poteri aiuta la figlia e gli altri commercianti a contrastare l’avanzata di questi costruttori malavitosi che vogliono riqualificare la zona.

Super eroi alla coreana

“Psychokinesis” è una commedia che ricalca il genere dei super eroi senza però appassionare, un tentativo sud coreano di costruire una storia dell’eroe di umile origini che combatte le forze del male.

Purtroppo il film non è memorabile, ma bisogna riconoscere che è un primo esempio di super eroe che evolve e agisce in virtù di un dramma familiare. Un tentativo del regista di sviluppare un film di questo tipo con un taglio intimistico privo di grandi effetti speciali all’americana. Un anti eroe che diventa eroe mosso dall’amore per la figlia e dalla volontà di recuperare il loro rapporto. Consigliato a chi è patito del genere super eroico senza farsi troppe domande.

Se amate i film coreani potete trovare qui la nostra intervista al direttore del Korea Film Festival di Firenze, lo storico festival di cinema coreano in Italia.

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Cultura

Kakao Talk, l’app che connette tutta la Corea del Sud

State partendo per la Corea del Sud e la mamma di una vostra amica vi mette in contatto con suo nipote che abita a Seoul. Gli scrivete via mail e lui vi risponde mandandovi il suo QR code per Kakao.

Siete in un bar di Gangnam, avete conosciuto dei nuovi amici e decidete di rivedervi il giorno dopo per pranzare insieme. Vi danno il loro Kakao. 

Ma cos’è questo Kakao?!

Kakao Talk – Che cos’è e come funziona

KakaoTalk (Kakao per gli amici) è l’applicazione per chattare numero uno in Corea del Sud. Qui non c’è spazio per Whatsapp o Facebook Messenger. In ogni luogo affollato in cui ci si trovi, a iniziare dall’area dopo il controllo passaporti all’aeroporto di Incheon, risuona “ka-ku”, il tipico avviso di ricezione di un messaggio della chat al 100% made in Korea.

Tecnologicamente avanzata e semplice da usare anche per chi non parla coreano (almeno nelle funzioni principali), KakaoTalk con il suo giallo iconico è presente quasi su ogni smartphone in Corea del Sud. Tanto che quando si conosce qualcuno, per restare in contatto, prima del numero di telefono ci si scambia il proprio Kakao. Ogni account ha anche un QR code e c’è chi indica il proprio KakaoTalk ID persino sui biglietti da visita. 

L'icona di Kakao Talk, la chat coreana numero uno
L’icona distintiva gialla e nera di KakaoTalk

L’app più famosa della Corea del Sud è stata lanciata nel 2010. Nel primo anno è stata scaricata da 10 milioni di persone e l’anno seguente a usarla erano già in 40 milioni. Oggi 45 milioni di persone la usano in Corea del Sud ogni mese (quasi il 90% della popolazione). 

KakaoTalk è disponibile per iOS, Android, Bada, BlackBerry OS, Windows Phone, Nokia Asha, Windows. Per creare un proprio account servono una connessione a internet e un numero di telefono verificabile. E si può iniziare subito a chattare, inviare messaggi vocali, link, foto e video, fare telefonate e videochiamate gratuite – anche fino a 5 partecipanti – con lo smartphone oppure da PC. 

Emoticons e Kakao Friends

È veloce e semplice da usare, altamente personalizzabile e ha moltissime funzioni. Già questo sarebbe sufficiente a spiegare il suo enorme successo. Ma quello che fa innamorare di KakaoTalk fin dal primo utilizzo sono le sue emoticon. Tra quelle gratuite le più famose sono i Kakao Friends: Ryan, Muzi, Apeach, Frodo, Neo, Tube, Con and Jay-G. Questi simpatici personaggi che popolano le chat coreane aiutano a comunicare situazioni e stati d’animo con emoticon statiche o dinamiche in cui l’immedesimazione è immediata. I coreani li adorano, li usano tutti e in ogni contesto (anche lavorativo).

Le emoticon di Kakao con i Kakao Friends
Screenshot di una chat di KakaoTalk con i Kakao Friends

La loro popolarità è tale che i Kakao Friends “vivono” anche al di fuori dell’applicazione, attraverso un vastissimo merchandising a loro dedicato. È possibile acquistare online (qui lo store per l’Europa) o in negozi fisici giocattoli, dispositivi tecnologici, articoli di cancelleria, abbigliamento, cibo e bevande in tema Kakao Friends. Dal paraorecchie con Apeach al salvagente a forma di balena blu con un mini Ryan, il pigiama con Neo o la custodia per l’iphone con Muzi. E i megastore monomarca a loro dedicati nelle zone più cool di Seoul sono meta di pellegrinaggio da parte dei fan. 

Secret chat, Sharp search e Open chat

Comunicazione colorata e divertente a parte, KakaoTalk è un piccolo ecosistema in continua evoluzione con tantissime funzioni. Con KakaoTalk è possibile ascoltare musica, scaricare giochi, prenotare un tavolo al ristorante, fare shopping… Tutto senza cambiare piattaforma.

Tra le funzionalità più popolari, ci sono le Secret Chat, le Sharp Search e le Open Chat.

La modalità Secret Chat (in end-to-end encryption) permette di conservare le conversazioni per soli 3 giorni e solo i partecipanti alla chat possono leggere i messaggi, che non possono essere intercettati dall’esterno. 

State chattando e volete sapere che tempo farà domani oppure dove andare a mangiare stasera o in quale zona di Seoul prenotare l’albergo? Potete fare una Sharp Search: con il magico pulsante # è possibile fare ricerche in rete mentre si sta chattando e condividere i risultati live nella chat.

Le Open Chat sono invece gruppi con temi particolari a cui potete aggiungervi liberamente, senza invito e senza essere aggiunti da uno dei partecipanti. Volete praticare un po’ il vostro hangul (coreano)? Cercate “learning Korean” con la lente di ingrandimento, selezionate open chat, individuate un gruppo e buttatevi nella conversazione.

Kakao Map, Kakao Taxi e altre applicazioni utili

La Kakao Corp (attiva dal 2006) ha un fatturato annuo di 868,377 milioni di KRW e 9.286 dipendenti e non è solo la mamma dell’operatore più diffuso di messaggi online in Corea del Sud. È anche una piattaforma di servizi che includono giochi (Kakao Games), musica (Melon), e-mail (Daum Mail), un motore di ricerca (Daum), notizie (Daum News) e altri servizi.

Ci sono moltissime altre applicazioni Kakao, tra cui le più utili sono Kakao Map, Kakao Taxi, Kakao Metro, Kakao Bus e Kakao Train. Se qualcosa è prevedibile e organizzabile, in Corea del Sud ci pensano e se possono rendere la vita un po’ più facile a livello pratico, ecco un’applicazione ad hoc.

Kakao Map in Corea del Sud funziona molto meglio di Google Maps e nel periodo di emergenza Covid-19 tra i punti di interesse nella ricerca comparivano anche gli official mask retailer. Come Google Maps fornisce indicazioni, tempistica e navigazione guidata per compiere il tragitto a piedi, in auto oppure con i mezzi pubblici. 

Kakao T è molto utile se si vuole prendere un taxi senza fermarne uno per strada e rischiare di perdere 3 minuti per spiegare al tassista la destinazione (in Corea del Sud è comunissimo usare taxi per spostarsi, le tariffe sono relativamente economiche e fuori da Seoul quasi nessun tassista parla inglese). Attraverso l’app si inserisce la destinazione e il primo taxi disponibile nelle vicinanze risponde alla chiamata, informandovi del proprio numero e dei minuti mancanti all’arrivo. Comodo, veloce e gratuito. Con oltre 25 milioni di utenti registrati e un quasi 3 milioni di taxi prenotati al giorno, si può dire che funzioni decisamente bene. 

Kakao Metro, Kakao Bus e Kakao Train servono invece per pianificare in tempo reale e nel dettaglio un viaggio con i mezzi pubblici. 

Quindi se state programmando un viaggio in Corea del Sud o anche solo se volete conoscere i Kakao Friends e le loro faccine cominciate a scaricare KakaoTalk e le sue sorelle. Innamoramento garantito.

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Cultura

“Kim Jiyoung, nata nel 1982” di Cho Nam-joo

“Kim Jiyoung, nata nel 1982” è il primo romanzo di Cho Nam – joo e da quando è stato pubblicato nel 2016 è diventato ormai best seller in Corea del Sud e in altri paesi asiatici come il Giappone. Il libro non è ancora tradotto in italiano, ma si possono trovare sia la versione in francese che in inglese.

Se avete voglia di sperimentare una lettura anche in un’altra lingua, vi consigliamo davvero di leggere questo romanzo, attuale per le sue tematiche. “Kim Jiyoung, née en 1982” parla infatti della condizione delle donne nella società sud coreana contemporanea e lo fa attraverso la storia di Kim Jiyoung dall’infanzia fino alla sua età adulta.

Kim Jiyoung e la condizione femminile nella Corea del Sud

Il romanzo segue le vicende di Kim Jiyoung da quando è bambina fino ai suoi 35 anni. Cho Nam-joo, l’autrice, sceglie una narrazione non lineare. Conosciamo Kim Jiyung in età adulta, giovane madre della piccola Jeong Jiwon e moglie di Jeong Daehyeon, per poi ritornare ai primi anni della sua infanzia, quando viveva con i genitori, la nonna, la sorella e il suo fratello minore.

Il libro di Cho Nam-joo "Kim Jiyoung, nata nel 1982"
Il libro di Cho Nam-joo “Kim Jiyoung, née en 1982”, edizione francese NiL.

La scrittura è fluida e di facile lettura, si seguono le vicende quotidiane della famiglia di Kim e leggendole si ha la sensazione di un continuo déjà vu.  Si ha la netta percezione che la condizione femminile di cui Cho Nam- joo parla sia tristemente universale. Kim è figlia, sorella, prima, e moglie e madre poi. Inutile dire che è il ruolo che la definisce e che poco riesce a esprimere di lei se non attraverso un riconoscimento sociale. Sembra che l’unica redenzione possibile sia dare alla luce un figlio maschio, solo in questo modo si riesce ad avere il rispetto delle altre donne della famiglia del marito e la complicità delle altre mogli.

Figlia, moglie e madre

Questo è il destino che accomuna tutte le donne del libro, dalla madre di Kim che cerca nel tempo di dare un maschio al marito, alla figlia Kim che si ritrova lei stessa a diventare madre subendo la pressione della suocera. Non stupisce che questo libro abbia avuto un tale successo in Asia, dove, famiglia a parte, le discriminazioni sono molteplici anche nel mondo del lavoro.

L’impossibilità di far conciliare il lavoro con la maternità e l’inevitabile diseguaglianza di salario e di carriera che racconta “Kim Jiyoung, née en 1982” è parte di una narrazione universale di discriminazione, dove la differenza non è una forza o una possibilità di crescita, ma motivo di violenza. La pressione della società è presente in tutto il libro.

La ribellione di Kim Jiyoung

La scelta di una narrazione fluida è idiosincratica con il sentimento che suscita. Monta infatti una rabbia sottile misto ad un senso di impotenza: perché Kim non si ribella a tutto questo?

Una domanda spontanea e semplice, ma che presuppone una forza non indifferente per poter scardinare un sistema che è costitutivo ormai della stessa persona che lo subisce. Kim vive in una famiglia che privilegia nettamente il fratello, fatica a trovare un lavoro perché discriminata in quanto donna. Si sposa, ma poi cede alla pressione della famiglia del marito per avere un figlio. Rimane incinta accompagnata da un sentimento di angoscia e ansia di tutta la famiglia perché sperano che dia luce ad un maschio. Diventa madre invece di una splendida bambina, per cui dovrà sacrificare la sua vita professionale.

Una lettura di vicende “normali” che di normale hanno ben poco, soprattutto perché in nessuna di queste circostanze si ha la sensazione di seguire i desideri di Kim, ma solo l’ennesimo riflesso pavloviano nella ricerca di una via salvifica per se stessi. Kim forse la trova nella rottura di se stessa, si toglie da un comportamento prevedibile di madre, moglie e figlia, e diventa indecifrabile, poco raggiungibile. La sua presa di posizione si afferma nel dubbio che insinua negli altri: burn out? Depressione? Che cosa succede?

Cho Nam- joo riesce a rendere la sofferenza di Kim uno specchio che riflette solo lo sgomento degli altri. Interessante poi anche osservare il ruolo maschile, che si affianca a quello femminile, in una dinamica ben definita. L’ uomo è colui che lavora e che sostiene la famiglia e la donna, invece, è chi resta a casa. Non ci si allontana molto da una visione tradizionale, che ritroviamo (ahimé) anche nella nostra cultura.. Entrambi quindi, Kim e il marito, ricoprono dei ruoli ben definiti, che si realizzano solo nella procreazione di un futuro erede, meglio se maschio.

A questo punto verrebbe da chiedersi come si possa uscire da questa impasse che si auto avvera ormai da secoli. Dopo aver letto il libro di Cho Nam-joo, mi viene in mente il film di Monicelli, pensando al futuro: “speriamo che sia femmina”.

L’autrice Cho Nam-joo

Cho Nam Joo è nata a Seoul nel 1978, autrice televisiva, il libro “Kim Jiyoung, née en 1982” è il suo primo romanzo, pubblicato in Corea nel 2016. Il libro, fin dalla pubblicazione, fece scalpore, proprio per la tematica affrontata. La condizione femminile è un tema delicato in Corea del Sud, nonostante tutto però ha avuto un enorme successo. E’ stato tradotto infatti in venti paesi e noi speriamo a breve di poterlo leggere anche in italiano!

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Cibo Cultura

Chuseok, la festa della vigilia d’autunno

Ogni autunno per tre giorni le strade di Seoul si svuotano, come per magia. È il momento in cui si celebra Chuseok (추석), la “vigilia dell’autunno”, una delle più importanti feste della Corea del Sud. Tutti tornano nella propria città di origine per festeggiare insieme alla famiglia, rendere omaggio agli antenati, condividere cibo, storie, giochi e scambiarsi regali. 

Le grandi città sembrano deserte, le strade sono congestionate dalle auto di chi torna dai propri famigliari. Trovare un aereo o un treno per viaggiare all’interno del paese diventa un’impresa. È un’occasione unica per scoprire e apprezzare la cultura coreana, ma tenetelo presente… Programmate i vostri spostamenti con anticipo se vi trovate in Corea del Sud proprio in questo periodo!

Chuseok – Che cos’è e quando si celebra

Nel “paese del calmo mattino” le feste principali sono 3: Seollal (il Capodanno coreano, ossia il primo giorno del calendario lunare), Dano (il quinto giorno del quinto mese del calendario lunare) e Chuseok. Chiamato anche Hangawi, si celebra il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare, il giorno della “luna del raccolto”. Ogni anno la data cambia; nel 2020 è dal 30 settembre al 2 ottobre. 

L’ origine di questa festività risale al passato agricolo della Corea. Anticamente in occasione di Chuseok le famiglie si riunivano per festeggiare il raccolto e mostrare gratitudine ai propri antenati. Oggi non si celebra più il frutto dei campi, ma l’usanza di rendere omaggio ai progenitori è ancora viva nel paese.

Folclore e tradizioni

La mattina del giorno di Chuseok i membri delle famiglie celebrano i propri antenati con il rito del Charye (차례). Offrono cibo in dono alle quattro generazioni precedenti come ringraziamento per i loro favori. Ogni pietanza ha una disposizione ben precisa sulla tavola, che segue i punti cardinali.

Alcune famiglie aprono la finestra per lasciar entrare gli spiriti degli antenati e apparecchiano la tavola per loro, per tenerne viva la memoria. La famiglia poi si siede a tavola per il pranzo.

Durante Chuseok è un’usanza comune anche visitare le tombe degli antenati. Si taglia l’erba, ripulendo e togliendo le erbacce cresciute intorno, in segno di rispetto e apprezzamento per i propri predecessori con un rito chiamato Beolcho (벌초). 

Chuseok è un’occasione per stare insieme, organizzare gare di tiro con l’arco o di Ssireum, un tipo di lotta amato dai coreani. La notte è possibile assistere (o partecipare) alla Ganggangsullae, una danza praticata da 5000 anni, ancora oggi insegnata nelle scuole. In questo ballo le donne indossano gli hanbok (vestiti tradizionali coreani), si prendono per mano in un grande cerchio e cantano, inscenando momenti di vita rurale. La danza è iscritta nella lista dei patrimoni immateriali dell’UNESCO. 

Sulla tavola

Preparare tutti i piatti che compaiono sulla tavola in occasione di Chuseok è un’impresa. Riso, zuppe, piatti tipici coreani, tortine di riso, castagne, pesce, carne, bevande e dolci… ci vuole almeno un giorno intero per cucinare tutto!

La tradizione vuole che la vigilia di Chuseok ci si ritrovi per preparare i songpyeon (송편), tortine a forma di mezzaluna fatte con farina di riso, semi di sesamo, fagioli, fagioli rossi, castagne e altri ingredienti. Vengono cotte a vapore sopra a uno strato di aghi di pino, che gli conferiscono un piacevole aroma. Sempre secondo la tradizione, chi prepara i songpyeon più belli avrà un bambino bellissimo o un matrimonio particolarmente fortunato.

Songpyeon, dolcetti tipici di Chuesok

Sulla tavola non mancano il jeon, il tipico pancake coreano, preparato con pesce o carne e verdure tagliati a strisce e il japchae, altro piatto tipico delle feste in Corea del Sud. Il japchae è uno stir fried di noodle di fecola di patate dolci, cotti in olio di sesamo con l’aggiunta di verdure, solitamente funghi, carote, cipolla, spinaci, salsa di soya e a volte carne di manzo. 

Pere coreane, giuggiole e castagne, insieme al riso fresco di raccolto, completano il pranzo di Chuseok, insieme alle immancabili bevande di accompagnamento.

Giuggiole in un mercato coreano

Chuseok oggi

La celebrazione tradizionale di Chuseok oggi non è più diffusa come un tempo. Molte persone in Corea del Sud preferiscono approfittare del periodo festivo per riposarsi, stare con la famiglia e gli amici oppure per fare una vacanza (prenotando il biglietto con largo anticipo). Le danze tradizionali come la Ganggangsullae e gli incontri di lotta Ssireum si guardano in tv, più che parteciparvi attivamente, e i songpyeon si comprano già fatti. Non si passano più i giorni che precedono la festa a cucinare, spesso il cibo che si trova sulle tavole delle famiglie si acquista già cucinato. 

Ma una cosa fanno ancora tutti: guardare la luna piena di Chuseok, che spesso coincide con la luna più grande dell’anno, e cercare l’immagine del coniglio con il mortaio. Si dice infatti che sulla faccia della luna il giorno di Chuseok compaia un coniglio intento a pestare nel mortaio il tteok, l’impasto di farina di riso che serve per i songpyeon, per renderlo più glutinoso. Vederlo è un segno di buon auspicio (anche se in pochi riescono a individuarlo 🙂 )

Buon Chuseok a tutti e buona ricerca del coniglio!

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Cultura

Inizia il Korea Film Festival di Firenze

Per gli appassionati del cinema coreano c’è un Festival imperdibile che da diciotto anni porta nel nostro paese film introvabili, incontri e novità direttamente dalla Corea del sud. Stiamo parlando del Korea Film Festival di Firenze che quest’anno si svolge dal 23 al 30 settembre.

Abbiamo incontrato il Direttore, Riccardo Gelli, che ci racconta di quest’edizione inevitabilmente un po’ particolare.

Il Festival quest’anno diventa maggiorenne, può raccontarci com’è iniziata questa avventura?

Direttore: L’avventura del Korea Film Festival è iniziata esattamente 18 anni fa, quando mi capitò di vedere un film in televisione su Rai 3 che era “Bodhi-Dharma Left for the East” di Bae Yong-kyun, e iniziai a interessarmi e appassionarmi di cinema coreano. Non capivo perché si parlasse solo di cinema cinese e giapponese e non di quello coreano. Nacque in me il desiderio di organizzare qualcosa per promuoverlo a Firenze.

Riccardo Gelli - Korean Film Festival
Foto di Fani Kurti

Inizia lavorando con l’ambasciata coreana a Roma, per promuovere i campionati di calcio mondiali, che furono organizzati in Corea e Giappone nel 2002. Nel 2003 a Firenze organizzai, insieme alla mia compagna Chang Eun-young la settimana della cultura coreana con vari appuntamenti culturali tra cui una rassegna sul cinema coreano, che ebbe molto successo. Mi convinsi a replicare l’esperienza. Era l’inizio del Florence Korea Film Festival.


Il 2019 ha visto il trionfo di “Parasite” agli Oscar. A suo avviso è cambiata l’estetica del cinema coreano o è si è modificato il gusto del pubblico? 

Direttore: Naturalmente il cinema coreano cambia di anno in anno. “Parasite” è riuscito a combinare il cinema commerciale con più autoriale, ecco perché, secondo la mia opinione, ha avuto questo enorme successo.  Bong Joon-ho, il regista, che fu ospite del Korean Film Festival nel 2011, è l’unico che sa confrontarsi sia con lo stile internazionale che con quello coreano.

Quali sono, secondo Lei, i film “imperdibili” di questa edizione del Festival?

Direttore: Partendo dal presupposto che avendoli selezionati mi piacciono tutti, una mia personale selezione potrebbe includere: “Black Money”; “Idol” e il film di chiusura “Bring me home”.

Intimate strangers movie

Invece sul versante comico consiglierei senz’altro “Intimate Strangers” il remake de “I perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese e “Man of man”, commedia dolceamara del regista Yong-Soo sull’amicizia fra un gangster che vuole redimersi e un avvocato disabile.

 
I registi coreani sono da sempre molto prolifici anche se questo 2020 sarà sicuramente meno ricco di opere.  Come ha reagito il cinema coreano di fronte al pesante clima dato dalla pandemia? 

Direttore: Naturalmente, a causa dell’emergenza sanitaria mondiale, le produzioni sono diminuite e anche il pubblico è andato meno al cinema.

Fortunatamente sono aumentate le visioni online e infatti anche noi, quest’anno e per la prima volta abbiamo sperimentato questa opzione oltre alla visione in sala. Tutti i film di questa edizione sono disponibili on line sulla piattaforma Più Compagnia e la collaborazione con MyMovies.

Su quali tematiche e quali autori avete puntato in questa edizione del Korea Film Festival?

Direttore: Quest’anno abbiamo voluto puntare i riflettori sull’attore Cho Jin-woong, ospite d’onore di questa edizione  che sarà virtualmente presente grazie a una lunga intervista che ha concesso al Festival in cui racconta la sua incredibile carriera e della grande passione per il mestiere dell’attore. 

Uomini buoni, cattivi, spietati, perseguitati, coraggiosi, ma anche irresistibilmente divertenti: tanti sono i personaggi interpretati da Cho Jin-Woong nella sua formidabile carriera che vanta più di 50 film. L’omaggio presenta cinque titoli, tra cui il film di apertura, la prima italiana di “Black money”, del regista Chung Ji-young, un thriller politico e impegnato, ambientato nel mondo corrotto dell’alta finanza, che vede protagonista Cho Jin-woong nei panni di un ruvido ma onesto procuratore.

Cho Jin Woong - Korean Film Festival
L’attore Cho Jin-woong

Tra gli altri “Intimate Strangers” di Lee Jae-Kyoo (27/01), il remake di Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese (campione d’incassi in Italia). Qui l’attore interpreta il ruolo che nel film di Genovese è di Marco Giallini, il padrone di casa che invita a cena agli amici di una vita che parteciperanno a un gioco “di verità”: quello di mostrare ai commensali i messaggi e le chiamate in arrivo dei propri cellulari.

L’omaggio si completa con il thriller “A hard day” (29/09), il dramma carcerario tratto da una storia vera “Man of will” (25/09) passando per l’action poliziesco sul mondo della droga “Believer” (29/09) fino alla più recente commedia “Man of man” (27/09) in cui le strade di un avvocato in fin di vita e un gangster che vuole redimersi si incontrano (2019).


Quali sono le novità e le differenze rispetto alle precedenti edizioni?

Direttore: Oltre alle consuete sezioni quali Orizzonti coreani (successi in patria) e Independent Korea (una panoramica dei lavori più interessanti di autori emergenti) tra le novità di questa edizione ci sono le sezioni K-History, dedicata alla storia del Paese, un focus storico che ripercorre le fasi più importanti della storia coreana che ha portato la Corea del Sud a diventare uno dei paesi chiave della politica e dell’economia mondiale del nuovo millennio. 

In cartellone i titoli: “The Battle: Roar to Victory”; “The Battleship Islande “Mal-Mo-E: The Secret Mission” e “1987 When the day comes” (26/09). 

A little Princess film
A Little Princess

Inoltre, K-Documentary una nuovissima sezione che esplora la società coreana dal punto di vista del cambiamento climatico nel documentario “Garden, Zoological” (28/09) girato nello zoo di Seoul e la vita in Corea del Nord nei documentari “A Postcard from Pyongyang” dei tedeschi Gregor Möller, Philip Kist e Anne Lewald in un viaggio in due tappe che mostra come gli abitanti della Corea del Nord vedono e sponsorizzano la loro nazione agli stranieri e “Have Fun in Pyongyang” del francese Pierre-Oliver François che rivela il volto originale, quotidiano e quasi “rilassato” di un Paese che conosciamo solo attraverso i telegiornali e le preoccupanti notizie che annunciano un’imminente guerra. 

Tra le novità anche la presenza di una giuria per i cortometraggi, scelti tra gli studenti dell’Università degli Studi di Firenze.

Ci consiglia tre classici del cinema coreano?

Direttore: Consiglierei: Old Boy di Kim Ki-duk perché è uno dei primi film che ho visto, che mi ha fatto scoprire un regista straordinario; “Gongdonggyeongbigu-yeok JSA”, conosciuto anche come Joint Security Area, un film del 2000 diretto da Park Chan-wook, per l’originalità della trama; e infine “Burning”, ultimo lavoro del regista Lee Chang-dong,  che lo scorso anno si è aggiudicato il premio come miglior film del 17/mo Florence Korea Film Fest.