“A proposito di mia figlia” di Kim Hye-Jin

Le parole sono una bussola, orientano. Eppure certe volte le parole non bastano. Provano a spiegare, ma la comprensione si arena. “A proposito di mia figlia” di Kim Hye-Jin pubblicato da Mondadori è un libro che ruota attorno alle parole, pronunciate, taciute, temute, urlate.

“Omosessuale. Lesbica! Queste parole qua sono io..” grida Green alla madre, voce narrante del romanzo. Parole che rimangono impresse come verità sottese e che ci accompagnano nel corso della lettura. “Parole indigeste fino alla fine. Indigeribili. Indelebili” , per la madre che le ascolta.


A Seoul nel corso di una torrida estate, la giovane trentenne Green, costretta da difficoltà finanziarie, torna a casa dalla madre, vedova e infermiera in una casa di riposo per malati di Alzheimer. Da anni il loro rapporto si è ridotto a una cena settimanale e poche frettolose telefonate. Tra loro ci sono poche parole pronunciate senza vera comprensione.
Green si presenta con la compagna, una sorpresa poco gradita e decisamente inaspettata per la madre che di fronte alla richiesta di aiuto della figlia non riesce però a tirarsi indietro e decide, a fronte di un contributo per le spese, di ospitare le due ragazze. Ma certo l’accettazione di questo amore, non sarà per lei semplice. A partire dalla definizione che decide di dare al loro rapporto, quello di amicizia.

Una parola che allontana dalla verità delle cose.

"A proposito di mia figlia" libro di Kim Hye-Jin
Libro “A proposito di mia figlia” pubblicato da Mondadori

Kim Hye-Jin sceglie di far incontrare due mondi opposti, quello della figlia e quello della madre, sotto lo stesso tetto. I fatti si sostituiscono alle parole. La compagna della figlia che vive insieme a loro diventa una figura delicata e presente che ascolterà la madre nei suoi sfoghi e accoglierà la sua rabbia cieca di fronte ad una situazione per lei incomprensibile.


“Ma potete formare una famiglia? In che modo? Potete farvi rilasciare un certificato di matrimonio, voi due? Potete concepire figli?

così la madre si sfoga, cerca appigli nella realtà sociale che vive per legittimare una situazione che è indicibile. La compagna non ribatte e rimane una presenza silenziosa, ma non per questo meno determinante.

Kim Hye-Jin racconta l’incomunicabilità tra due generazioni e per farlo sceglie il punto di vista della madre, che diventa l’io narrante. Nella lettura seguiamo i pensieri della donna, che mentre accudisce Jen, una malata di Alzheimer sola e senza famiglia, pensa al futuro della figlia. Quella donna anziana rappresenta le sue paure più profonde. La solitudine nella vecchiaia e l’assenza di un marito e di un figlio sono per lei la rappresentazione di un’esistenza priva di significato. La madre teme che la figlia possa diventare come Jen e non riesca a costruirsi una vita “normale”.
“Normalità” è un’altra parola che ritorna nei pensieri e nelle parole della madre che poco capisce della vita di questa giovane figlia, che ha studiato, che si batte per i diritti degli omosessuali all’Università e che dorme abbracciata a questa ragazza che ora vive con loro.

“A proposito di mia figlia” è un libro che fotografa le inquietudini di una generazione che non accetta un’altra visione del mondo. Parole come famiglia e amore si collocano in un altro orizzonte di significato. Madre e figlia vivono sulla loro pelle l’incomunicabilità, eppure di fronte a questo costante vuoto di significati è la realtà stessa che fa emergere la verità delle relazioni e che permette un avvicinamento.
Un romanzo che penetra lo sguardo e i pensieri di chi fa fatica ad abbandonare il suo punto di vista per accogliere quello dell’altro da sè. Di chi ha paura delle parole, perché ci vede dei modi di essere ben definiti e precisi. Kim Hye-Jin ci racconta di come l’empatia e l’accettazione della diversità possano insinuarsi nelle pieghe della vita, e di come la possibilità di un altro modo di essere famiglia possa diventare evidente e naturale senza sconvolgere. Alla paura subentra l’amore in tutte le sue forme e quelle parole che prima erano gabbia, ora liberano.

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